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martedì 14 maggio 2019

Birre "ancestrali"

La seconda tappa del mio tour nelle Marche è stata al birrificio IBEER di Fabriano, che già avevo visitato un paio d'anni fa in occasione dell'assemblea annuale dell'associazione Le Donne della Birra; e da allora sono rimasta in contatto con Giovanna Merloni, la birraia, avendo modo di apprezzare sia le sue creazioni brassicole che la sua notevole inventiva nel promuoverle - cito su tutte "La Borsa della Birra", con le quotazioni delle diverse birre che variano nel corso della serata. E' stato quindi un onore per me essere invitata da lei, da poco diventata campionessa italiana dei biersommelier, a condurre una degustazione a Lo Sverso - locale in centro città: diciamo che ero incerta se sentirmi come ai tempi dell'università, davanti ad una professoressa all'esame, o estremamente soddisfatta di essere stata ammessa nel vip club. Scherzi a parte, davvero è stato un piacere; e preparare e condurre la degustazione con lei è stata una preziosa occasione di scambio e di apprendimento da qualcuno che ha un'esperienza più lunga della mia e un bagaglio di conoscenze più vasto.

Il tema scelto per la degustazione è stato "Birre ancestrali", facendo rientrare in questa definizione sia alcune di quelle che il Bjcp inserisce nella categoria delle birre storiche, sia alcuni stili o metodi di produzione poco utilizzati; e facendo riferimento sia a birre di IBEER che di altri birrifici. A ciascuna è stato poi accostato un abbinamento gastronomico, preparato dalle abili mani di Donatella Bartolomei. Hanno così "sfilato" nell'ordine la Grodziskie di B2O abbinata ad un tipico salume locale, la Gose all'ananas di Evoqe con un'insalata di legumi e mango, la Never Mild - una mild, naturalmente - di IBEER accanto ad un crostino con burro e alici, il Sahti di Bionoc'-Asso di Coppe accostato a dei bocconcini di cinghiale, e la Iga "A testa in giù" con Lacrima di Moro d'Alba, sempre di IBEER, con una mousse al cioccolato bianco e frutti di bosco.

Della Grodziskie di B2O ho già parlato diverse volte: semplice e beverina per lo stile, con una componente affumicata tutto sommato delicata, ha aggiunto una leggera nota di carattere al salume contribuendo allo stesso tempo a "sgrassarlo" con il suo tono acidulo. Più "originale" la Gose di Evoqe, che riprendendo la tradizione di salare la frutta tipica di alcune tradizione culinarie ha, per così dire, salato l'ananas con un finale del tutto peculiare molto rinfrescante; e che si amalgamava bene con l'insalata, unendo anch'essa fruttato e salato. Nel caso dell'abbinamento tra Mild e crostino il "rapporto di forza" tra birra e cibo tornava di nuovo a favore del cibo, essendo la Never Mild - come da stile - di una dolcezza biscottato-caramellata elegante e non invadente; che ha fatto da buono "sfondo" alla sapidità delle alici sul crostino, con la dolcezza salata del burro a fare da legante.

Due parole a parte merita il Sahti di Bionoc'-Asso di Coppe, realizzato appunto da Nicola Coppe all'interno del progetto portato avanti congiuntamente da lui e dal birrificio. Pur essendo realizzato nella maniera quanto più tradizionale possibile - cereali misti cotti per ore ad un singolo step di temperatura, senza mai arrivare ad ebollizione, in una botte di rovere per simulare i tronchi anticamente usati; e filtrata con i rami di ginepro lasciati in infusione - è stato poi fatto fermentare con miele di melata di bosco e maturato per oltre un anno in botti di rovere, dove ha continuato a fermentare per ben otto mesi raggiungendo il ragguardevole traguardo degli oltre dieci gradi alcolici. Il risultato è quindi un Sahti sui generis, molto diverso da altri che mi era capitato di assaggiare in precedenza; in quanto a dominare sulla notevole complessità sia del corpo che dell'aroma - dal cereale puro, a note quasi caramellate, a quelle balsamiche - sono i toni elegantemente aciduli del legno. Indovinato anche l'accostamento al cinghiale, in quanto la robustezza sia della birra che del cibo andavano di pari passo.

Da ultimo la Iga di IBEER, inserita nella degustazione non perché si tratti di uno stile storico, quanto perché è storico il procedimento con cui Giovanna l'ha realizzata: la birra ha infatti riposato "a testa in giù", come nel metodo classico di produzione dei vini spumanti, sulle fecce del vitigno, per oltre un anno. Il risultato è stata una birra intrigante e complessa, in cui la Lacrima di Moro d'Alba - vitigno a bacca rossa tipico della zona di Jesi - si fa sentire bene ed è chiaramente distinguibile, pur ben armonizzato nell'insieme, anche da chi - come me - non l'avesse mai provato prima. L'abbinamento con il dolce ha fatto il paio in particolare con i frutti rossi, nel gioco di contrasti tra l'acidulo fruttato e la dolcezza grassa del cioccolato bianco.

A conclusione del tutto, un piacevole finale con i cocktail elaborati con la Mild di Giovanna da Silvia Piergigli, del Corallino Coffe'n'cocktails di Falconara Marittima: un capitolo, quello della mixology, che per quanto riguarda la birra mi ha sempre lasciata personalmente un po' sulla difensiva; ma che si sta rivelando terreno fertile per le idee di chi si occupa di questo settore e ci sa fare.

Nell'insieme devo dire di aver trovato un pubblico decisamente interessato - oltre che "fidelizzato", essendo questo incontro parte di un ciclo organizzato da Giovanna a Lo Sverso - , anche se non necessariamente esperto di birra nel senso tecnico del termine; che infatti si è accostato con spirito di curiosità a birre anche non facili. Sicuramente anche il contesto è stato adatto, in quanto Lo Sverso è un locale accogliente ma non troppo grande, che si presta a simili eventi essendo strutturato su due sale. Una formula che mi è sembrata insomma ben riuscita, e che sicuramente può offrire in futuro altre occasioni per fare cultura birraria.

Ringrazio di nuovo Giovanna e tutto lo staff de Lo Sverso per la cordiale ospitalità!

lunedì 15 aprile 2019

Santa Lucia, terzo weekend

Nel terzo weekend, tradizionalmente dedicato ai birrifici stranieri, quest'anno a Santa Lucia si sono di fatto alternati birrifici nazionali e internazionali; di cui, tra i primi, alcuni già presenti anche negli scorsi fine settimana. E' il caso ad esempio dei Chianti Brew Fighters, che hanno portato in anteprima la loro nuova double ipa - battezzata "Cioni Mario", in omaggio questa volta, invece che a Dante, al Roberto Benigni di "Berlinguer ti voglio bene" (e chissà se sarà l'inizio di una serie di omaggi ad altri toscani illustri, verrebbe da chiedersi). Per quanto fosse estremamente giovane ed appena infustata, la Cioni Mario si è presentata bene: otto gradi e non sentirli, aromi tropicali e agrumati intensi ma non invadenti - non direi che abbiano voluto strafare, insomma -, corpo snello e ben bilanciato prima di un finale di un amaro citrico moderatamente persistente e secco.

Per quanto sia poi tutt'altro che amante delle birre al peperoncino, mi sono fatta convincere dal vulcanico Matteo Plotegher del birrificio omonimo a provare la Picanta, una lager chiara al peperoncino coltivato da un'azienda agricola locale - la Peperoncino Trentino. Leggeri aromi vegetali al naso ed un corpo leggermente maltato e scorrevole, prima di un finale piccante notevole ma comunque equilibrato per quanto non abbia un corpo robusto a contrastarlo - caratteristica che si intuisce comunque essere voluta. Sempre di Plotegher ho poi provato la nuova versione della porter Corcolocia, di cui sono stati rivisti i malti: toni di cioccolato più intensi di quanto me li ricordassi, a beneficio di una maggiore dolcezza dell'insieme, senza togliere la peculiare nota balsamica delle bacche di ginepro.

Spostandoci invece all'estero ho provato la double ipa di Kees, magnificata come una delle più notevoli creazioni del birrificio olandese. In effetti ammetto che l'ho trovata essere forse la double ipa più "succosa" e morbida, quasi cremosa, che mi sia mai capitato di provare; tra aromi e sapori di frutta tropicale, frutta gialla e agrume, affatto amara sul finale se non per un tocco citrico, estremamente beverina nonostante gli otto gradi. Volutamente "ruffiana", direi - senza con questo voler dare un giudizio morale al termine.

Tornando in Italia ho fatto una conoscenza interessante, i Blond Brothers di San Donà di Piave - così battezzati perché i fondatori sono biondi. Aperto da meno di un anno, conta anch'esso un birraio Dieffe tra i soci; nonché una decina di birre in repertorio - tra cui anche alcuni stili meno battuti, come la Koelsch -, tutte improntate a semplicità, pulizia e facilità di beva. Ormai sazia di double ipa - e qui ci potrebbe stare un pensiero su questo stile che pare essere di ritorno dopo la pausa "post sbronza da luppoli" - ho preferito provare una session ipa in monoluppolo Nelson Sauvin, la Pop Hop. Fresca e beverina, i tipici toni delicatamente fruttati nell'aroma si ritrovano ben calibrati poi in bocca, molto elegante anche sul finale nonostante il double dry hopping. Devo dire che mi ha positivamente colpita per l'equilibrio complessivo, che per me - assai "sensibile al luppolo" - non è poca cosa.

Sempre rimanendo in Italia veniamo alla "Into the mild", una (appunto) Mild - stile inglese poco battuto in Italia, incentrato su toni di malto e zucchero caramellato, corpo scarico per quanto non evanescente a beneficio della facilità di beva, e finale secco per quanto la luppolatura in amaro non arrivi ad obliterare i toni dolci. Di fatto una mild in stile: dalle nocciole caramellate e tostate, al caramello vero e proprio, al biscotto, al toffee, la rosa di aromi c'è tutta; e persiste anche nel corpo scorrevole, prima di un finale in cui il taglio di un delicato amaro erbaceo per invogliare al sorso successivo è comunque presente, per quanto non predominante. Ben costruita, pulita e gradevole a bersi.

Da ultimo segnalo la Caberbi, iga al Cabernet di La Ru: aromi del vitigno ben robusti all'aroma, si rivelano poi più delicati nel corpo caramellato robusto ma scorrevole, per tornare con una nota vinosa nel finale. Appare più forte dei suoi 6 gradi in virtù del leggero tono alcolico sul finale, ma senza che questo risulti sgradevole né fuori luogo trattandosi di una iga.

Chiudo quindi qui con la mia carrellata sull'ottava edizione di Santa Lucia. Sicuramente, come già ho fatto in altri post, ci sarebbe molto da dire su quello che è il ruolo attualmente giocato dalle fiere, su quali continuino - nonostante le difficoltà attraversate in questi ultimi tempi dagli eventi del settore - a rappresentare comunque, anche al di là dei numeri in crescita o in calo, un appuntamento significativo per i birrai e per il pubblico; non allungo però un post già prolisso, e riservo queste considerazioni a future uscite...

martedì 21 novembre 2017

L'italia al Brussels Beer Challenge: uno sguardo alle percentuali

Sono stati resi noti ieri i risultati del Brussels Beer Challenge, uno dei maggiori concorsi brassicoli a livello internazionale. Già sono uscite alcune analisi sulla performance esibita quest'anno dai birrifici italiani - su tutte segnalo quella di Andrea Turco su Cronache di Birra -, tuttavia qualche pensiero è venuto anche a me nello scorrere la lista dei birrifici e delle birre premiate.

Innanzitutto, gli stili che sono andati a medaglia: hanno infatti fatto bella mostra di sé le pils e altre lager (oro alla Ionda di Bradipongo, argento alla PonAle di Leder e certificato d'eccellenza alla Ginevra di Leder), il che conferma come anche uno stile non facile e tradizionalmente poco battuto dai birrifici italiani si stia guadagnado - percorso intrapreso del resto già da qualche anno - una reputazione sempre più solida. Inoltre, per quanto a fronte di una giuria internazionale il fatto che il concorso si sia fisicamente svolto in Belgio non sia davvero determinante, fa specie osservare che diverse birre premiate abbiano "sfidato i belgi in casa": dalle saison (argento alla Staion di BioNoc', bronzo all'Abiura di Brùton e alla Torlonga di Antoniano, certificato di eccellenza alla Million Reason di IBEER), alle blanche (Crevette di Mezzopasso) ai lambic (Impombera di Bionoc), alle birre d'abbazia (Nucis di Kamun). Da segnalare, sempre in quanto a stili, la presenza di una gose (Marsilia di Amiata) e di una Iga (Roè di Sagrin).

Da notare poi, oltre alla ottima performance di Mezzavia che si è aggiudicato il titolo di Italian Revelation, quella di BioNoc che ha ottenuto tre riconoscimenti; seguito da IBEER, Kamun, P3 Brewing e Leder con due.

Per quanto il numero e qualità delle medaglie sia in calo rispetto allo scorso anno, a questo va comunque accostato il buon numero dei certificati d'eccellenza (sette). Ma l'altro fattore che a mio parere va tenuto da conto è il fatto che il numero di medaglie ricevute andrebbe parametrato anche al numero di birre effettivamente presentate da ciascun Paese in un determinato anno: perché è chiaro che se la Libera Repubblica delle Bananas, con 3 birrifici attivi, presenta 3 birre e porta a casa tre medaglie, si può dire che la Libera Repubblica delle Bananas rappresenti un'eccellenza brassicola. Mi sono così chiesta come fossimo messi sotto questo profilo.

Il comunicato rilasciato dall'organizzazione del Brussels Beer Challenge afferma che dall'Italia hanno partecipato 151 birre: a ricevere riconoscimenti è quindi stato sostanzialmente un sesto dei partecipanti, per la precisione il 17,2%. Il Belgio, il Paese più rappresentato con 322 birre, si è guadagnato 62 medaglie: poco meno di un quinto, il 19,5%. Gli Stati Uniti, con 220 birre, hanno portato a casa 45 riconoscimenti: un punto più sopra, il 20,45%. Altro Paese che ha presentato più birre di noi - 161 - è - il Brasile, che però ha tante medaglie quante l'Italia, e si ferma dunque al 16,1%; più interessante invece la performance dei Paesi Bassi, con 143 birre e 28 riconoscimenti (19,6%). Meglio di noi seppur di poco fa anche la Germania, che pur a fronte di solo 21 medaglie aveva però presentato 117 birre (17,9%), ma molto peggio fa la Francia (101 birre per 10 medaglie, (9,9%). Anche questa analisi risulta insomma in linea: l'Italia è quinta per numero di medaglie, e lo è anche per percentuale di birre premiate. Ma soprattutto va notato che l'anno scorso c'erano sì 32 medaglie, ma - riferisce l'organizzazione - 209 birre partecipanti: il tasso era dunque del 15,3 per cento, due punti sotto quello di quest'anno. Siamo migliorati? Non necessariamente, dato che meno birre partecipanti (a fronte peraltro del numero di birrifici in crescita) può anche stare a significare un minore interesse a competere dovuto ad un calo nella generale qualità della produzione (e in questo senso torniamo a quanto affermato da Andrea Turco); il mio vuol essere soltanto un discorso sui numeri, e stando a quelli non ci siamo comunque difesi peggio. Soddisfazione da un lato quindi, perché un quinto posto su 37 Paesi partecipanti non è comunque male, ma anche coscienza di spazi di miglioramento.
Qui di seguito, per vostra informazione, la lista completa dei premi:

Italian Revelation / Medaglia d'Oro
Nautilus
Stout/ Porter : Russian Imperial Stout
Birrificio Mezzavia

Medaglia d'Oro
Ionda
Lager: German-Style Pilsner
Birrificio Bradipongo

Medaglia d'Argento
Kia Kaha
Pale&Amber Ale: Pacific IPA
IBEER

Medaglia d'Argento
PonAle
Lager  Hoppy Lager
Birrificio Artigianale Leder

Medaglia d'Argento
Road77
Pale&Amber Ale: Amber
Il Mastio

Medaglia d'Argento
Sa Carda
Flavoured beer: Honey Beer
Spantu

Medaglia d'Argento
Staion
Pale&Amber Ale: Modern Saison
Birrificio Bionoc'

Medaglia di Bronzo
Abiura
Pale&Amber Ale: Modern Saison
Brewed by Brùton

Medaglia di Bronzo
Birra Antoniana La Torlonga
Pale&Amber Ale: Traditional Saison
Birrificio Antoniano

Medaglia di Bronzo
Birrificio Montenetto - MANNA
Pale&Amber Ale: Light Bitter Blond/Golden Ale
La Fenice

Medaglia di Bronzo
Castana
Flavoured beer: Honey Beer
Birrificio Oltrepo

Medaglia di Bronzo
Ma2
Flavoured beer: Fruit Beer
Birra dell'Eremo

Medaglia di Bronzo
Marsilia
Wheat: Gose
Birra Amiata

Medaglia di Bronzo
Nocturna
Stout/ Porter: Oatmeal Stout
Kamun



Medaglia di Bronzo
Nucis
Dark Ale: Abbey / Trappist Style Dubbel
Kamun

Medaglia di Bronzo
Riff
Wheat: White IPA/Hoppy Weizen
Birrificio P3 Brewing

Medaglia di Bronzo
Roè
Speciality Beer: Speciality beer: Italian style Grape Ale
Birrificio Sagrin

Medaglia di Bronzo
Speed

Pale&Amber Ale: Bitter Blond/Golden Ale
Birrificio P3 Brewing

Medaglia di Bronzo
Sta Sciroccata
Dark Ale: Dark/Black IPA
Stimalti

Certificato d'eccellenza
Collesi Nera
Dark Ale : Strong Dark Ale
Fabbrica Della Birra Tenute Collesi

Certificato d'eccellenza
Crevette Blanche
Flavoured beer: Herb & Spice (Less Than 6 ABV)
Birrificio Mezzopasso

Certificato d'eccellenza
Ginevra
Lager: Bohemian-Style Pilsner
Birrificio Artigianale Leder

Certificato d'eccellenza
Glaciale
Pale&Amber Ale: Imperial IPA
Birra dell'Eremo

Certificato d'eccellenza
Impombera
Flavoured beer : Old style Fruit-Lambic
Birrificio Bionoc'

Certificato d'eccellenza
Million Reasons
Pale&Amber Ale: Modern Saison
IBEER

Certificato d'eccellenza
Nociva
Dark Ale : Brown Ale
Birrificio Bionoc'

venerdì 21 luglio 2017

Tra birre e friselle

Pur con estremo ritardo, essendomi presa un periodo di ferie, eccomi a scrivere della mia trasferta marchigiana in quel del birrificio IBeer di Fabriano. L'occasione era l'assemblea annuale dell'associazione Le Donne della Birra, di cui faccio parte: sì è così unito il confronto tra professioniste del settore e progettazione della attività sociali con una parte - definiamola così - più goliardica, dedicata alla visita del birrificio e all'assaggio delle birre sia di Giovanna Merloni - la padrona di casa - che di altre socie.

Il birrificio ha sede in un vecchio fienile ristrutturato, dove è stata ricavata una sala degustazione arredata con gusto - banco, tavolini, poltrone, e vetrata con vista sulla zona produzione al piano inferiore; ed è stato quindi quello il luogo prescelto sia per la riunione che per la degustazione delle - numerose, dato il vasto e creativo numero di ricette elaborate da Giovanna - birre in repertorio.

Non mi soffermo sull'assemblea, invitandovi piuttosto - soprattutto le lettrici - a seguire le attività dell'associazione tramite il sito e la pagina Facebook; passo piuttosto direttamente alla fase successiva, e in particolare alle cena degustazione birra-friselle curata da Giovanna (per quanto ha riguardato le sue birre) e Francesca Borghi, "anima" di Ella Frisa Urbana (che non è solo un locale, ma un progetto più vasto, di cui trovate tutti i dettagli nel sito). A quattro friselle gourmet - tre salate e una dolce - sono quindi state abbinate altrettante birre.

La serata si è aperta con una #FrisELLA (così sono state battezzate) alla mousse di tonno, cipolla rossa di tropea e fior di cappero di Pantelleria abbinata alla saison Million Reasons. Mi sbilancio nel dire che è stato a mio parere l'abbinamento meglio riuscito, in quanto la speziatura della saison - peraltro in questo caso molto peculiare, data l'aggiunta del tè africano roiboos che dona anche una nota più dolce - faceva perfettamente il paio con la sapidità sia della mousse che del cappero.

In seconda battuta, la #FrisELLA con crema di fagioli, erba cipollina, capocollo da Martina Franca (presidio Slow Food), semi di papavero e fichi, accostata alla ale alla canapa St'Orta. Un insieme già di per sé costruito sui contrasti tra diverse sensazioni - dolce contro salato, la pastosità della crema e del fico contro la croccantezza della frisella -, per cui era giocoforza necessaria una birra versatile, ma "pulente" allo stesso tempo: e devo dire che la St'Orta, con il suo finale secco di un amaro erbaceo non troppo invadente, ha assolto bene al suo compito.

Terza creazione è stata la #FrisELLA con crema di pecorino, aringa e pomodoro confit: anche in questo caso sapori molto forti, da andare a bilanciare con una birra di carattere. Per quanto sia risultata sin troppo amara per i miei gusti personali, ho quindi trovato che la 1405 Ipa sia stata una scelta appropriata, pulendo con l'amaro netto e persistente la notevole sapidità.

Da ultimo, la #FrisELLA con mousse di ricotta vaccina, uva sultanina alla birra, spezie e fragola su crumble di frisa abbinata alla imperial stout Special One. Vabbè, si sa che dolci - specie se al cioccolato - e imperial stout tendenzialmente è la morte loro; in questo caso però si è voluto andare in cerca di qualcosa di un po' più complesso. Il gioco era infatti non tra la componente di cacao del dessert (che in effetti non ne aveva) e quelli della stout, ma piuttosto tra quelli dolce-caramellato-speziati del primo e quelli tostati, con leggera persistenza affumicata (si fa sentire delicatamente anche il dry hopping con foglie di tabacco cubano) della seconda. Anche qui insomma si è voluto puntare sull'armonizzazione della diversità e sulla ricerca di sapori del tutto peculiari - cosa che del resto è nelle corde sia di IBeer che di Ella Frisa Urbana.

Da non dimenticare infine che la cena è stata accompagnata dai formaggi, fichi e dalle marmellate dell'azienda agricola Agrilab - gentilmente forniti da Silvia Amadei, che nell'azienda agricola di famiglia produce anche la birra omonima - nonché dalle birre, oltre che di Agrilab, di Laura Nolfi con la sua Fiorile alla ccanapa, e le Ties di Valentina Russo.


Concludo con un ringraziamento a tutte le socie, in particolare a Giovanna che ci ha ospitate, Valentina, Silvia e Laura che hanno portato le loro birre, a Francesca e collaboratrici che hanno cucinato; nonché alla presidente Elvira Ackermann e alla segretaria Caroline Noel, che hanno organizzato e condotto l'assemblea. Senza voler cadere (e scadere) in considerazioni femministe che non mi appartengono, si è trattato di un'occasione per "fare rete" (al di là della vacuità di un'espressione purtroppo abusata) tra professioniste, riconoscendo anche alcune esigenze, sensibilità e peculiarità specifiche che l'essere donna impone in questo settore.