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lunedì 9 novembre 2015

Fiera Birra pordenone, la seconda giornata del secondo weekend

La seconda giornata di Fiera nel secondo weekend è stata per me assai più impegnativa, se non altro perché Davide - che vedete nella foto insieme al suo compagno d'avventura - sembrava aver preso come missione quella di farmi ubriacare alla dieci del mattino, colto dall'entusiasmo per la bontà delle creazioni del Birrificio Della Granda (Davide, lo sai che sherzo, suvvia. In effetti non erano le dieci, era mezzogiorno). Su suo consiglio ho iniziato dalla Sirena, una white ipa che colpisce già all'olfatto per la rosa di profumi tra l'agrumato e il floreale dati dalla ricca luppolatura - cascade su tutti, ha precisato Davide. Il corpo, pur non troppo robusto, rende comunque giustizia al cereale con i toni tra il dolce e l'acidulo del frumento, per chiudere infine con un agrumato secco da pompelmo che, mi sono trovata ad ammettere, non ho mai sentito in nessun'altra birra.  Tanto di cappello dunque per come il Della Granda ha saputo mettere insieme senza fare pasticci il meglio di una ipa con il meglio di una birra di frumento; e manco a dirlo, pochi giorni dopo la Sirena si è aggiudicata il Cretificate of excellence al Brussels Beer Challenge.

Mi era però rimasta la curiosità come avevo scritto in questo post, di assaggiare la Celtic Erik di Cervogia, beerfirm che si appoggia al Della Granda. Nella foto vedete il bicchiere appunto accanto ad una pianta di erica, fiore che dà l'aromatizzazione a questa ale ambrata insieme alla mirra. Sia al naso che al palato l'erica si fa sentire in forza, tanto che ho scherzosamente affermato che annusare il bicchiere o la pianta era la stessa cosa (vabbè, quasi); il che, se da un lato va ad aggiungersi sul fronte del dolce alla presenza importante del malto - essendo peraltro una single malt -, viene parzialmente bilanciato dai torni più resinosi della mirra in chiusura. Nel complesso l'ho trovata una birra molto dolce e forse un po' sbilanciata sui toni floreali; certo piacerà molto a chi invece predilige questo genere di sapori. Davide mi ha fatta poi concludere con ben altro genere, la black ipa Balck Hop Sun: un tripudio di aromi e sapori tra il cioccolato e il caffè, con una presistenza amara ben netta e forte che contrasta e sposa allo stesso tempo i sapori precedenti risultando del tutto abbordabile e gradevole anche a chi il luppolo lo ama sì ma con cautela. Seconda nota di merito al Della Granda, dunque, quantomeno per ipa e affini - nonché per la mia personale opinione.

Ho poi nuovamente fatto visita agli amici del Birrificio di Quero, di cui ho provato la portabandiera della casa, la Pils: su cui non ho molto da dire non perché non sia buona, ma perché può essere considerata un classico esempio "da manuale" del genere, liscia, pulita e senza fronzoli. Constatazione che, come qualsiasi birraio vi confermerà, non ha assolutamente nulla di denigratorio: piuttosto il contrario, in quanto si tratta di uno stile tutt'altro che facile a farsi pur nella semplicità del risultato finale.

Altro tour de force degustativo è stato quello fatto allo stand di Birra del Borgo, che non ho potuto mancare dato che ha ottenuto il titolo di birrificio dell'anno da Unionbirrai. Ho iniziato con la Morning Rush, una ale tra il biondo e il ramato che il buon Matteo mi ha spiegato essere contraddistinta dall'hop deck, ossia l'aggiunta di luppolo in fiore - cascade coltivato a Modena, per l'esattezza - nel mosto. La luppolatura è in effetti particolarmente morbida e si amalgama con il malto, crando un gioco tra note quasi mielose e altre più tra il floreale e l'agrumato date dal cascade. Di seguito sono passata alla CastagnAle, una bock con il 20% di castagne affumicate, coriandolo e buccia d'arancia: manco a dirlo, l'aroma è una girandola di profumi, che pur facendo spiccare l'affumicato della castagna - anche al palato - non tradisce nemmeno note più speziate. Da ultimo la MyAntonia, che tanto mi avevano decantato: una imperial pils che, pur senza voler stupire, si distingue al'interno del genere per la luppolatura particolarmente generosa.

Non ho mancato nemmeno un saluto alla Compagnia del Fermento, che distribuisce la Weiherer Bier di Kundmuller, accolta come sempre con calore da Antonia: da segnalare, per gli interessati, il "parco birre biologiche" (passatemi il termine) brassate dalla casa, tra le quali mi permetto di segnalare la Urstoffla - una lager rossa dai toni quasi di mou all'aroma, per poi virare sulla frutta secca.


Da ultimo il Birrificio Estense di cui ho provato una novità (almeno per me), la Rue de l'Eglise: una lager bionda che però Samuele si è affrettato a definire "strong lager", essendo particolarmente corposa sul fronte dei malti e presentando una rosa di aromi più complessa rispetto ad altre lager - dal floreale all'erbaceo. Estremamente beverina nonostante gli otto gradi e i toni forti, complice il finale secco e un buon bilanciamento al'interno della complessità a cui accennavo.

Naturalmente questi sono solo alcuni dei birrifici presenti, e non me ne vogliano gli altri: si fa quel che si può, anche in termini di degustazioni...

giovedì 21 maggio 2015

Tutte le birre del signor Sez

Ok, alzate la mano: quanti di voi sono mai passati da Campea di Miane (Treviso)? Come, così pochi? Ok, non me ne meraviglio: questo ridente paesino sulle colline del Prosecco, che all'ultimo censimento contava ben 365 abitanti - tanti quanti i giorni dell'anno, guarda un po' te -, non è certo un luogo di grande passaggio. Eppure è qui che è nata quella che personalmente ritengo una buona promessa nel campo della birra artigianale, Mr. Sez: alias Enrico Selvestrel, impiegato alla Bartolini, che ha battezzato con il suo soprannome i risultati della decennale passione da homebrewer . Dopo il corso alla Dieffe e uno stage al birrificio 32, Enrico ha deciso di affiancare le cotte alle spedizioni con corriere espresso: e così è partito appoggiandosi al birrificio di Quero in beerfirm - tenendo a precisare, tuttavia, che "non sono uno che fornisce la ricetta e basta: le cotte le faccio insieme a loro, e ho sempre trovato la massima disponibilità e collaborazione". Logo della birra Mr. Sez è la pecora, animale un tempo numeroso in queste zone: che infatti campeggia in tutte le etichette, caratterizzata in maniera diversa a seconda del tipo di birra. In quanto a filosofia brassicola, "spezie, sapori troppo forti e carbonatazioni eccessive non mi appartengono": un altro sostenitore del ritorno alla semplicità.

Incoraggiato dal successo delle sue birre tra gli amici e alle sagre di paese - che a quanto pare rimangono un'ottima vetrina -, Enrico da un paio di mesi ha iniziato a partecipare ad alcune manifestazioni e degustazioni in zona, e a distribuire le sue bottiglie ad alcuni locali. Delle sei ricette uscite dal suo cappello di homebrewer, quella che ha sinora presentato come suo "biglietto da visita" è la Furba - "un nome nato a caso insieme alla grafica che mi ha disegnato le etichette", ammette - : una pale ale dagli aromi agrumati e dal corpo leggero tendente al resinoso, che nella chiusura secca lascia un amaro erbaceo assai persistente e al tempo stesso delicato che dà quasi l'impressione di avere in bocca un fiore di luppolo. Per gli amanti dell'amaro - come Enrico del resto dichiara apertamente di essere - ma anche per chi si accosta per la prima volta a birre di questo genere, perché la sensazione di freschezza lasciata dalla Furba la rende molto gradevole e beverina - complice anche il basso grado alcolico, 5 gradi.

L'altra birra che Enrico considera tra le meglio riuscite è la Tus, "caprone" in lingua locale, che - manco a dirlo - è una bock (per chi non lo sapesse: suddetto cornuto animale è simbolo di questo genere di birra, v. glossario). Anche qui mi è toccato dargli ragione: la schiuma fine e assai persistente racchiude un aroma tra il resinoso e il malto caramellato, mentre al palato si mischiano note liquorose, di liquirizia e di frutta secca. In chiusura ho percepito personalmente un leggero affumicato, a coronare un corpo ben pieno e complesso, che per quanto non faccia risaltare la luppolatura - come da stile - non lascia comunque alcuna persistenza dolciastra: complessità ed equilibrio al tempo stesso, direi, definendola un'altra birra ben riuscita - per quanto non di facile beva.

In vista dell'estate, la prossima cotta sarà riservata alla Santa - perché fatta assaggiare la prima volta in occasione della festa di Sant'Andrea -, una birra di frumento - "summer wheat", ci ha tenuto a precisare Enrico -, dalle note acidule. Il panorama si completa con la Orba, una pils in stile ceco - ironicamente, dato che in dialetto locale "orba" significa "cieca" - con un particolare dry hopping come nota distintiva; la 17.9 - dalla data dell'anniversario di matrimonio -, una special bitter fatta per festeggiare il primo anno di vita di coppia - e due pecorelle innamorate in etichetta, molto significativamente; e la Penelope, una imperial stour dedicata alla cognata "che assomiglia a Penelope Cruz".

Certo è buona norma andarci piano con le lodi sperticate ai "principianti", anche perché sarà il tempo a dimostrare la capacità di mantenere la qualità e di migliorare eventuali punti deboli; ma in questo caso direi che un buon incoraggiamento è del tutto meritato.

giovedì 23 aprile 2015

I vecchi amici...e uno nuovo

Data la presenza del birrificio Acelum a Santa Lucia, non potevo non togliermi la curiosità di assaggiare la loro Bela Lugosi, una dark Ipa che si è aggiudicata il secondo gradino del podio per la categoria al concorso "Birra dell'anno" di Unionbirrai. Già l'aroma, dai toni erbacei particolarmente intensi ad acri - con anche una punta di caffè data dai malti - lasciano presagire che si tratti di qualcosa per palati forti; soprattutto per quanto riguarda l'amaro, grazie al connubio tra quello dato dai malti nel corpo ben pieno in cui dominano i sapori di caffè e di tostato, e quello del finale, data la luppolatura da amaro particolarmente decisa. Indubbiamente una birra che si fa ricordare per la sua intensità sotto tutti i profili, e che ho trovato discretamente dissetante a dispetto dei sapori forti e del grado alcolico importante. Ad incuriosirmi è stata anche la Sour Germana (ha-ha-ha....), una berliner weisse servita con sciroppo di lampone agguinto al momento. L'ho provata prima al naturale, e devo ammettere che, essendo particolarmente delicata per il suo genere, l'ho apprezzata di più così: l'acidità non è affatto invasiva nel corpo e si fa sentire di più, ma sempre con discrezione, nel finale, lasciando un sentore di "pulito" che non è affatto sgradevole. Insomma, se proprio siete dei neofiti delle berliner weisse, partite da questa, e poi si andrà in crescendo.

Altri amici che ho rivisto con piacere sono stati quelli del Benaco 70, di cui a Rimini avevo apprezzato soprattutto la Honey Ale (leggi qui): e anche questa volta hanno confermato di saper brassare bene con la loro Porter - a cui ha reso giustizia anche la spillatura a pompa -. In realtà la si direbbe quasi una stout, perché il corpo ben pieno con note intense di caffè e cioccolato ricorda la versione più forte - stout, appunto - delle porter; ma il grado alcolico è comunque contenuto (4,5) e la beva discretamente facile, per cui non andiamo a cercare il pelo nell'uovo sulle questioni di stile. Notevole anche il finale amaro, di buona persistenza.

Ho poi ritrovato il Bradipongo, che mi ha questa volta proposto la loro Saison: un'ambrata che è una vera girandola di spezie, con il coriandolo che spicca nell'aroma, e il pepe sia rosa che nero che dà un pizzicorino al palato nel finale, in contrappunto curioso con la camomilla che invece dona un tono delicato al corpo. Complessa ma equilibrata, e anche questa piacevolmente fresca.

Altra vecchia conoscenza è il birrificio di Quero, di cui ho provato la weisse scura Stein Ziegen: il corpo ben pieno di cereale, in cui il malto si fa sentire con toni discretamente dolci, la rende forse meno rinfrescante della sua parente classica - con cui ha comunque in comune l'arome di banana dato dal lievito; vi troveranno però soddisfazione gli amanti dei sapori più forti e non troppo dolci, dato che la luppolatura spicca molto meno che nelle weizen chiare.

Nuovo amico conosciuto a Santa Lucia è invece il birrificio di Fiemme. Veramente mi era stata magnificata la Nòsa, una ale ambrata brassata secondo un'antica ricetta utilizzata nella valle, che però non mi ha particolarmente colpita in quanto non ho trovato corrispondenza tra i toni particolarmente forti sia sul fronte dei malti tostati che su quello dell'amaro del luppolo che venivano descritti nella scheda; assai di più ho invece apprezzato la Lupinus, anche questa una ale ambrata, aromatizzata con una particolare varietà di lupino coltivata d Anterivo - detta "caffè di anterivo" - che dona un peculiare sapore di nocciola - ancor più che di caffè. Certo una particolarità, e i cultori della "purezza" apprezzeranno sicuramente di più la Nòsa: ma che vi devo dire, a me il caffè di Anterivo è proprio piaciuto...