Visualizzazione post con etichetta CrAk. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CrAk. Mostra tutti i post

mercoledì 15 novembre 2017

Cremona, che BonTà

Sono "reduce" da Il BonTà, l'evento annuale di Cremona Fiere dedicato al settore enogastronomico, che quest'anno ha per la prima volta riservato un comparto specifico alle birre artigianali - battezzato Special Beer Expo. Con piacere ho colto l'invito a condurre alcune degustazioni e conferenze, che mi hanno peraltro dato l'occasione di conoscere nuovi birrifici e nuove birre. Ne cito qui alcune, nell'impossibilità di parlare di tutte.

Inizio dalla Rest In Pils, nata in casa Brewfist dal malto dell'agricoltore Carlo Eugenio Fiorani e portata in Fiera da Chocolat Cremona - a cui va una nota di merito per l'ottimo allestimento della sua "zona pub". Una pils monomalto e monoluppolo sui generis grazie al luppolo sloveno Aurora (usato anche in dry hopping), che conferisce intense note erbacee, floreali e finanche balsamiche già all'olfatto, supportate da un corpo discretamente robusto in cui il cereale entra in forza con note di miele, e un finale di un amaro secco, erbaceo ed elegante. Proseguo con la Melita del birrificio Maspy, una lager ambrata al miele di tiglio, in cui è decisamente quest'ultimo a farla da padrone sia all'olfatto - insieme a note floreali - che nel corpo: per gli amanti del dolce, dato che la lieve luppolatura finale, pur presente, almeno per quella che è la mia percezione non è tale da eliminare la persistenza mielosa.

Ho ritrovato con piacere il birrificio Padus di cui ho provato la Stella Alpina, nata nel 2013 in occasione dell'adunata degli Alpini a Piacenza (la foto risale all'epoca) e ispirata appunto ai classici aromi alpini: trattasi infatti di una strong ale al ginepro, in cui la bacca spicca già al naso - unitamente a note sia maltate che erbacee, ugualmente intense ma nettamente distinte, che non si amalgamano -; e se al palato pare predominare la rosa di sapori caramellati, questi subito lasciano nuovamente spazio a toni amari, balsamici e nettamente secchi per il genere, a ricordare quasi certe grappe. Se l'intento era quello di ispirarsi ai sapori alpini, si può dire che è riuscito.

Da segnalare poi la Pirata Nero del birrificio Moncerà, una birra dal color mogano scuro anch'essa sui generis e alquanto originale, che al naso presenta note tra l'acidulo, il legnoso e il liquoroso che farebbero quasi pensare sia passata in botte: il birraio assicura di no, tutta una questione di malti, lieviti e spezie, che fanno quasi avvicinare questa birra ad un incrocio tra un barley wine ed una flemish red - ma che non mi spiegano l'acidulo. Anche volendo però fare i precisi affermando che la nota acida tecnicamente non dovrebbe esserci, in questo caso si tratta di una pecca felice, perché nel complesso, come si suol dire, "ci sta" - mentirei se dicessi che non si tratta di una birra armoniosa e gradevole a bersi: per cui beviamoci su senza troppi pensieri (se non quello del grado alcolico, visto che ne fa otto). Come non citare inoltre la Perfect Circle di Crack, una ipa che è un tripudio di aromi e sapori che vanno dal pompelmo, al lime, all'ananas, alla papaya per chiudere dopo un corpo sufficientemente robusto da supportare la luppolatura - "in un cerchio perfetto", come il nome stesso dice - su un persistente amaro fruttato e resinoso. Da ultimo la novità di casa Legnone, la Primo taglio, una light hoppy ale: buona schiuma, naso agrumato e floreale, corpo leggero ma non annacquato, finale agrumato in cui lo styrian golding in monoluppolo aggiunge però un balsamico resinoso finale.

Chiudo con un ringraziamento a tutto lo staff del BonTà e agli espositori che hanno gentilmente fornito le birre e gli abbinamenti per le degustazioni, nonché a tutti i partecipanti agli incontri, sempre molto interessati e pronti ad interagire.

lunedì 7 marzo 2016

Al Monsieur D

Qualcuno dei lettori avrà forse notato la foto postata sulla mia pagina Facebook che ritrae il birraio Costantino di Antica Contea che solleva fiero un bicchiere di What Stay In The Soup, la loro american amber ale monomalto e monoluppolo (100% malto Monaco e 100% luppolo Ella) che ha tenuto a battesimo la pompa del Monsieur D di Spilimbergo; e, seppur con ritardo, mi accingo a dare qualche nota in più sul locale - che peraltro molti in zona conoscono, essendo ormai una sorta di istituzione. La birreria ha infatti una storia più che trentennale, essendo stato aperto dalla signora Paola (peraltro sommelier Ais) ancora negli anni ottanta; e oggi lo porta avanti - con una passione che sprizza da tutti i pori, devo dire - insieme ai figli Cristiano e Michela.


Accanto alla nuova e già citata pompa, fanno mostra di sé le sette spine - quella sera la selezione andava da Antica Contea, al pugliese Birranova, al padovano CrAk, a Young's London e Westmalle -; la cui curiosità è l'indicazione della distanza da cui le birre in questione provengono. Per me è stata poi l'occasione di provare per la prima volta birra in lattina - a marchio Bevog -, così, tanto per agguingere una nota di colore alla questione "marketing del contenitore". Naturalmente non mancano le bottiglie - personalmente ho riassaggiato la Vingraf di Antica Contea annata 2014. Nel complesso, un buon mix di radicamento sul territorio e internazionalità, dato che tra i nomi che sono passati - e passeranno - per il Monsieur D ci sono Meni, Garlatti Costa, Antica Contea, Borderline, Mastino e Rattabrew. A colpire però, al netto delle birre, è l'arredamento e la collezione di veri e propri cimeli birrari raccolti con pazienza da Paola: dal calendario della Dormisch, a vecchie insegne - come quella di Birra Pordenone, chiusa da più di sessant'anni - , ce n'è da suscitare l'interesse dei collezionisti (e anche non).

Più di tutto, comunque, devo dire che a colpirmi è stato l'entusiasmo di Cristiano, Michela e Paola: un elemento che senz'altro rende assai più piacevole il sedersi a ere una birra o mangiare qualcosa.