Naturalmente, al Cucinare non c'erano soltanto birrifici: in fondo, bisogna pure "asciugare" in qualche modo, per cui anche le varie specialità enogastronomiche ci stavano. Date le mie radici nordiche e la famiglia da cui porvengo, non poteva che attirare la mia attenzione uno stand che esponeva il "Dolce dell'alpino": ohibò, mi sono chiesta, che sarà mai?
Ho così fatto la conoscenza di Tipico Friulano, azienda di Gemona che - come dice il nome stesso - propone una serie di amenità locali, dalle grappe, ai vini, ai dolci. Nel caso di specie, un'autentica bomba - perdonatemi l'ironia - pensata per la commemorazione del centenario e l'adunata degli alpini il programma a Pordenone il prossimo maggio: un dolce al caffè, cioccolato e una dose di grappa da far impallidire la gubana. Caffè e cioccolata insieme è un classico, grappa al caffè (o caffè corretto...) e grappa e cioccolato pure, ma tutti e tre insieme non li avevo mai provati: abbinamento indovinato, direi, e sono pronta a scommettere che un banchetto che vende le fette già pronte nelle vie di Pordenone durante l'adunata avrebbe il suo successo. Tanto più che gli alpini per la grappa di qualità hanno fiuto, e qui di certo non manca.
Lo stand, comunque, non esponeva solo questo: per gli appassionati delle torte c'era il dolce friulano, con pezzi di mela , gocce di cioccolato e cannella, e il dolce di Gemona (nella foto), fatto con una miscela di ben quattro farine (di gtrano tenero, di grano duro, di mandorle e di nocciole), gocce di cioccolato e cannella. Il tutto, assicuravano i baldi uomini allo stand, prodotto artigianalmente e rigorosamente con ingredienti locali, tra cui le farine macinate dai mulini che ancora lavorano in zona. In effetti, al di là dei gusti personali, bisogna ammettere che si tratta di ricette uniche, che non si trovano altrimenti.
Immancabili naturalmente i vini, dal Ramandolo alla Ribolla - sui quali ho però preferito soprassedere, date le birre già bevute in precedenza -, i biscotti, le confetture, prodotti da forno ed altre sfiziosità, tra cui uno snack proprio tipicamente friulano: i mini-frico, sorta di "sostituto" di patatine o nachos, fatti però con una crosticina croccante ottenuta dal mix di formaggi Montasio usata per preparare il celebre piatto che ha spadroneggiato anche a New York grazie allo chef di Aviano Luca Manfè.In quanto a questi ultimi in particolare, però, mi sento di specificare che hanno una controindicazione: attenti, danno una forte dipendenza....
Il mio blog di avventure birrarie, descrizioni di birre, degustazioni, e notizie dal mondo della birra artigianale.
Visualizzazione post con etichetta Gemona. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gemona. Mostra tutti i post
martedì 1 aprile 2014
Cucinare, parte quinta: La patrie dal Friûl
Etichette:
caffè,
cioccolato,
cucinare,
dolce dell'alpino,
dolce di gemona,
frico,
Gemona,
grappa,
mandorle,
mele,
nocciole,
Pordenone,
ramandolo,
ribolla,
tipico friulano
domenica 15 settembre 2013
Friulidoc, parte prima: Pan di Sorc e Tazebao
Chi conosce Udine e la sue
manifestazioni si sarà forse chiesto come mai non abbia ancora
scritto nulla su Friulidoc, il più celebre evento enogastronomico
della regione; e in effetti la risposta è molto semplice, ossia che
sono stata fin troppo occupata a bazzicare tra i vari stand – per
lavoro, cosa credete? - per trovare il modo di scrivere.
Anche se la manifestazione è iniziata
giovedì 12, la mia lunga maratona è partita la mattina di venerdì
da via Cavour. Tra le tante bancarelle, la prima ad attirare la mia
attenzione è stata quella dell'associazione dei produttori del Pan di Sorc: un pane dolce e speziato, tipico del gemonese, prodotto –
mi ha spiegato con dovizia la signora dello stand – con farina di
frumento, di segale e di mais cinquantino: una varietà coltivata non
solo in Friuli, ma anche nel Veneto, fino agli anni Sessanta, e poi
abbandonata – complice anche la credenza che provocasse la
pellagra. Ora, grazie all'Ecomuseo delle Acque del Gemonese, è
partito un progetto di recupero della coltivazione: ed è così
possibile gustare di nuovo questa prelibatezza, tradizionalmente
prodotta nel periodo natalizio. A dire il vero, è roba per palati e
stomaci forti: oltre alle tre farine in questione, la ricetta prevede
l'uso di noci, uvetta, semi di finocchio e fichi. Insomma, una bomba.
E poi deve piacervi la polenta, perché il retrogusto del mais è
abbastanza marcato. Però è roba sana, prodotta interamente con
materie prime locali, tra cui le farine macinate da mulini
artigianali: meglio questo che una merendina del supermercato,
insomma, anche perché – diciamocelo – è davvero buono.
Proseguendo il mio giro, sono passata
da via Aquileia: lì ad attirare la mia attenzione è stato il
tendone del birrificio artigianale Tazebao, direttamente da Trieste –
notoriamente terra nemica per gli udinesi. O meglio: ad attirare
l'attenzione è stato il buon Giorgio, un personaggio tale che dargli
del vivace è un eufemismo. Ancora prima che avessi finito di
presentarmi, mi aveva messo in mano un bicchiere di ambrata ad alta
fermentazione: e che ambrata. Nulla da invidiare a quelle belghe, con
un retrogusto acidulo ma parecchio rinfrescante. Prova migliore della
produzione artigianale è stato il fatto che la sera, quando sono
tornata a farla provare a Enrico, la stessa birra aveva un gusto
diverso: cosa che, parecchi mastri birrai mi hanno confermato, capita
spesso con le birre non industriali, essendoci differenze anche
rilevanti da cotta a cotta o addirittura da fusto a fusto. Unico neo,
è parecchio beverina nonostante il tenore alcolico non indifferente:
e tenendo conto che erano le undici del mattino ed ero a stomaco
vuoto, meno male che mi è venuta in soccorso la pagnottina di pan di
sorc – devo ammettere che l'abbinamento, dopotutto, non era
malvagio - che avevo in borsa per tamponare l'alcol e mantenere la
lucidità. Anche perché ero attesa alla Cucina Carducci per un
servizio: rimanete sintonizzati per sapere com'è andata...
Iscriviti a:
Post (Atom)
.jpg)


