Riporto qui sotto un mio articolo pubblicato ieri su IlNordest.eu, sul tema della riforma delle province in Friuli: a livello nazionale, infatti, l'accorpamento è stato congelato, ma qui il dibattito ferve perché, essendo la provincia di Udine a fine mandato, la legge impone il commissariamento per poter procedere con la riforma entro fine anno. La proposta sul tavolo è, in soldoni, quella di mantenere le quattro province così come sono a livello territoriale, ma di lasciar loro solo funzioni consultive e di rappresentanza (esercitate dalla conferenza dei sindaci), trasferendo le funzioni amministrative e relativo personale alla regione. Buona lettura!
Province, il Fvg va avanti
Bozza Pedicini in aula il 17
di Chiara Andreola
Antonio Pedicini, presidente della commissione speciale per il
riordino delle Province, è ottimista circa l'iter della proposta di
legge che trasforma le attuali province in enti di secondo grado.
«Abbiamo definito il testo base – ha riferito –, giovedì 17 gennaio
procederemo al voto, articolo per articolo, e all’esame di eventuali
emendamenti dopodiché la proposta di legge potrà essere calendarizzata,
per l’approdo in aula, tra la fine di gennaio e l’inizio di
febbraio». «Sono aperto a proposte di modifica: ma se giovedì si tirerà a
campare - avverte -, il regolamento mi permette di inserire il testo
senza emendamenti all'ordine del giorno per la discussione in aula».
Il Friuli Venezia Giulia sulla questione province va
dunque avanti. Il testo base è pronto. Si tratta della riforma delle
quattro province attuali, che alla scadenza dei rispettivi mandati
elettorali assumeranno solo funzioni consultive e di rappresentanza;
quelle amministrative saranno - stando al testo Pedicini - invece
trasferite alla Regione, così come il personale, i beni, i tributi e
tutte le altre entrate. Intervento volto a «semplificare e riordinare»
l'attuale assetto istituzionale, consentendo un risparmio quantificato
da Pedicini in 15 milioni di euro.
L'adozione non è stata esente da critiche: in primo
luogo quella della fretta, dati i tempi stretti imposti sia dalla legge
di stabilità – che, pur avendo congelato per un anno il riordino delle
province nelle regioni a statuto ordinario, pone un limite di sei mesi
per le regioni a statuto speciale e il commissariamento delle
amministrazioni in scadenza nel 2013 – che dalla fine della legislatura.
«Ma abbiamo ascoltato tutte le parti sin dal mese di agosto – ribatte
Pedicini – e il risultato è una sintesi dell'orientamento maggioritario
elaborato da una commissione paritetica: questa è una riforma
necessariamente trasversale, non può essere inserita nel medagliere di
una sola forza politica. Ma se questo non sarà possibile nei tempi
previsti, non avrò alternative a chiedere la discussione in aula senza
modifiche: il consiglio si assumerà poi le sue responsabilità. E se
qualcuno, per ragioni elettorali, intende discostarsi dalla proposta
scaturita, i cittadini giudicheranno».
Una critica ai modi in cui si è giunti a questa
sintesi arriva infatti dal Pd, che ieri in commissione si è astenuto:
«Quello su cui ha messo la firma Pedicini, che non condividiamo, è solo
uno dei quattro testi in esame – spiega il consigliere Franco Iacop – e
ci siamo astenuti semplicemente perché anche noi ne abbiamo uno. Sulla
base di quello, il 17 presenteremo i nostri emendamenti».
A rimanere contraria è invece la Lega: «Non è la
campagna elettorale il momento migliore per riforme come questa –
ribadisce il segretario regionale Matteo Piasente – perché qualunque
intervento assume un sapore politico. Ad ogni modo, la proposta sarà
sicuramente bocciata in aula». Se la Lega promette quindi voto
contrario, Pedicini osserva come il comportamento del Carroccio sia
contraddittorio: «Formalmente chiede il superamento dell'istituto delle
province – afferma – ma poi, siccome ha problemi in casa, frena».
Il riferimento è all'imminente scadenza elettorale
della provincia di Udine, che dovrebbe andare al voto in primavera: ieri
Iacop ha invitato la giunta Tondo a disporre il commissariamento in
tempo utile (entro il 7 marzo) in modo da non rinviare ulteriormente il
processo di riforma, assumendo un atteggiamento passivo di fronte alle
richieste dell'alleato leghista che avrebbe interesse a rinnovare
l'amministrazione provinciale. Invito che Piasente bolla come mossa
pre-elettorale, «visto che il Pd è all'opposizione».
Critica vivacemente respinta al mittente
dall'interessato, che vi vede una nascosta volontà conservatrice nella
posizione leghista: «Il problema è casomai di Fontanini e della Lega da
un lato e di Tondo e il PdL dall'altro: mi chiedo come l'attuale
maggioranza risolverà la questione quando in aula arriverà la proposta
Pedicini, sulla quale i due partiti sono divisi».
(Pubblicato su ilnordest.eu, mercoledì 09 Gennaio 2013)